Davide
Orler
ORLER E GLI ALTRI
Giovanna Fozzer “Io sono riuscito a capire la mia giovinezza soltanto circuendola. L’ho assediata famelico” scriveva Piero Bigongiari, nel 1938, ed Ennio Scalet trascriveva nel 1954, in una lettera a Giovanna, composta anche da un brano di Trame di Luzi. Giovinezze roventi, sul filo d’ogni rischio, anche mortale, furono quelle di Davide Orler, di Giulio Alchini, di Riccardo Schweizer, gli amici (nati tra gli ultimi anni Venti e i Trenta), che nei primi Cinquanta s’incontravano, specie d’estate, nella valle nativa, Primiero. La più piccola valle del piccolo Trentino pareva un crogiolo di intelligenze, di passioni: per l’arte, la poesia, la bellezza - scontate in parte come inferno di povertà, di sospetto e d’incomprensione. Passavano le notti a camminare da un paese all’altro, Ennio e Davide, Giulio e Riccardo, parlando d’arte: Morandi o Picasso, Goya o Rembrandt, recitando Pasolini, Valéry o Rimbaud, Montale, Gatto o Saba, citando a memoria pagine di Ragghianti o di Longhi, scontrandosi e incontrandosi nelle idee, negli amori. Potevano trovarsi talora a Venezia - i musei, le mostre, gli intellettuali - ed incontrare Giovanna Bemporad che già recitava gli endecasillabi della sua Odissea, o la bellissima cassiera del bar, dalla rosa affondata nella scollatura, o Zoltan Rakoši, l’intellettuale supremo, l’ungherese apolide a rischio di impiccagione, che sapeva a fondo tutto, le lingue antiche e moderne, o le pietre e la storia di Venezia. Fiammate di amicizia e d’ironia, bevute e risse in osteria, salotti letterari, incontri d’eccezione; e ancora povertà, e via via la diaspora di questi giovani negli anni giovani del dopoguerra, verso la vita: pittura, scultura, poesia, anche lavoro, che dalla povertà avrebbe infine salvato. Ma presto venne la sventura e la prima morte, quella di Giulio nel 1958. Nella pittura di Davide Orler - sceso dalla valle dolomitica per la ferma nella Marina Militare a La Spezia (una paga sicura, e tante nuove esperienze) - entrava per la prima volta il mare.
Designed by Antonino Aguanno. © Archivio Orler 2016